Gesù Cristo ci ha costituiti sacerdoti. (Apocalisse 1,6)
Il Giovedì santo viene di solito chiamato il giorno dell’amore. È giusto. Ma tutti i giorni della storia del mondo, anche quello della nostra morte, sono i giorni dell’amore. Fermiamoci su un episodio, carico di tanta tenerezza, per sottolineare ancora una volta la tenerezza di Gesù. A cena, Gesù svela definitivamente quello che sta per accadere. Gli eventi sono ormai imminenti. Si parla di complotto, di congiura, di tradimento. E gli apostoli si sgomentano. Si guardano con fare sospetto. Tutti dubitano di tutti. Gesù rimane al centro, pronto a dare tutto il suo corpo ed il suo sangue. Pronto a investirli tutti di dignità sacerdotale.
In quel momento, Giovanni reclina il suo capo sul petto di Gesù, per interrogarlo, scrutarlo e, certamente, per stargli più vicino. Ed è forse quello che ci manca. Ci manca la forza dell’interiorità profonda. La forza dell’addentrarci nella pienezza del mistero di Gesù che è mistero di salvezza, di perdono, di misericordia, di amore attraverso la morte totale di sé stessi. È scritto che i veri compagni dell’Agnello sono coloro che lo seguono dovunque vada.
Che io possa seguirti, Signore, anche nell’ora del dubbio e del turbamento e mi lasci guidare da te, Agnello mansueto.










