Domenica di Risurrezione

O immensità del tuo amore per noi!

 

Come il primo giorno del cammino quaresimale, ci viene incontro l’apostolo Paolo per ripetere: “Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù, il quale pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio; ma spogliò sé stesso assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini; apparso in forma umana, umiliò sé stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce. Per questo Dio l’ha esaltato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni altro nome; perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra; e ogni lingua proclami che Gesù Cristo è il Signore, a gloria di Dio Padre” (Filippesi 2,5-11).

Siamo giunti alla Risurrezione. Essere risorti è un po’ come cambiare dimora. Non abbiamo qui una dimora stabile e la nostra vera dimora è quella che ci vede accanto a Gesù risorto. Essere risorti significa possedere una dimensione di vita nuova: non appartenersi più e non riporre più alcuna fiducia nelle cose di questo mondo. Essere risorti significa capacità di presenza rinnovatrice nel mondo intero. Come l’essere un nuovo sale o un nuovo lievito o una nuova luce. Tutte le cose infatti aspettano da lui un soffio di vita che le faccia rinascere. Essere risorti significa saper camminare sempre con la certezza che il Risorto, vincitore del peccato e della morte, sta con noi e cammina con noi.

 

Trascinami, o mio Diletto, nella corsa della tua Risurrezione. Che io non viva più se non in Te!

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