Ricordando don Nicola Giordano – riflessione quaresimale

Ricordando don Nicola Giordano
fondatore del Movimento “Vivere In” e dell’Ist. Secolare “Jesus Victima”
a quattro anni dalla sua scomparsa (17 Marzo 2019/2023)

Intanto un saluto affettuoso.

Questi giorni – perché siamo sempre nel tempo pasquale – mi sono soffermato a meditare sul tema della Risurrezione. Un tema che direi sconcerta dopo il tema della morte perché ciascuno di noi è certo soltanto di una realtà: traghettare alla morte. È l’unica certezza.

Ciò che sarà di me, di noi domani nessuno lo sa, noi avanziamo ipotesi, dei pensieri, dei desideri, però non siamo certi di nulla. Si parla di questo mondo futuro, come sarà, quando verrà, nessuno sa dircelo chiaramente, tranne un certo discorso di fede, di fede in Gesù che si presenta come l’Autore della vita.

E io pensavo su questo tema anche perché ho dovuto ripensare alla sofferenza che angustia l’uomo. Ci sono tante persone che soffrono. Mi sorprende il pensiero dei piccoli, dei bambini che soffrono. Non parlo ora di quelli che soffrono per colpa degli uomini, perché a volte ci sono degli uomini che infieriscono contro i bambini, ma penso a quei bambini che nascono malati oppure che non vedono la luce […] Ma non soltanto la sofferenza dei bambini mi preoccupa, mi fa pensare, ma la difficoltà quotidiana.

Ricordo che nei primi anni di sacerdozio, un po’ per perfezionarmi nella lingua Inglese, lo imparai in Inghilterra e la mia maestra di Inglese era una suora, era un’artista, tant’è che mi regalo molti dei suoi disegni, ed era stata colpita da una malattia, una particolare malattia di cui non saprei parlarvi, ma lei era sempre a letto, passava il giorno disegnando e anche occupando le ore migliori chiacchierando un po’ con me; le sono sempre molto grato, anche se poi anche lei è morta. La ammiravo perché era una donna di grande fede, di grande speranza, di grande fiducia, era sempre sorridente, pure stando lì a letto. Però la ricordo come una donna di una fede particolare e più volte le chiedevo in Inghilterra “Signore perché?” questa cara suora – era professoressa anche di arte nel suo collegio.

Allora dicevo pensavo alla Risurrezione perché si legge nel Vangelo di S. Giovanni che Gesù dice alla gente: “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue io lo resusciterò nell’ultimo giorno”. E proprio nel capitolo sesto di Giovanni questa frase viene ripetuta tre o quattro volte. Gesù dice “Io sono la vita, il Padre mio mi ha mandato per dare la vita, chi mangia la mia carne e ha fede in me io lo resusciterò nell’ultimo giorno”.

Mi son chiesto più volte che senso potesse avere questo “nell’ultimo giorno”. Perché se devo pensare all’ultimo giorno all’infinito mi chiedo quando sarà l’ultimo giorno, anche perché io credo che la Risurrezione non ha un punto di fine. Dovrei rinnegare l’esistenza o la mia afferenza nel Dio Creatore per dire che l’ultimo giorno possa cessare qualcosa! Io credo invece con principi filosofici a questa continua trasformazione, continua evoluzione. D’Altronde tutti conosciamo il principio che dice: nulla si crea, nulla si distrugge, ma tutto si trasforma. Ma quando sarà questo ultimo giorno?

Allora una domanda più precisa: questa sofferenza che ci accompagna avrà un termine? Oppure ci accompagnerà per tutta l’esistenza?

“Nell’ultimo giorno” io lo interpreto: nell’ultimo giorno di mia vita su questa terra, perché non posso pensare che la Risurrezione – se ci sarà questa Risurrezione alla quale io credo – non posso pensare che sarà nell’ultimo giorno dell’esistenza umana, perché tanto non credo a questa fine. Quindi ci sarà un ultimo giorno, un giorno ultimo della mia vita.

Vorrei che questo messaggio di quest’oggi potesse essere ascoltato, potesse raggiungere, tutte le persone che soffrono e particolarmente mi hanno parlato di una sofferenza particolare di persone che sono colpite da SLA, che li rende incapaci di qualsiasi azione; tant’è che mi è stato detto che delle persone così ammalate riescono a dialogare gli amici, i parenti, i figli, le mogli, i mariti, soltanto con il movimento degli occhi. E so che la scienza moderna ha inventato anche degli strumenti da mettere a disposizione a questi poveretti di poter dialogare, di poter parlare attraverso questi strumenti. Addirittura – mi è stato detto, io non l’ho sperimentato – quando questi guardano sul computer, magari guardano un qualcosa, un segno, un simbolo, questi scienziati moderni sono stati capaci di creare anche attraverso lo sguardo, attraverso l’atto di fissare un’immagine, la possibilità di una voce, di un suono che si ripercuote così la moglie, un parante, le badanti che stanno attorno possono capire i desideri di questa persona ammalata.

Credo nella scienza, è una cosa positiva la scienza. Io condanno – come lo condannano tanti – lo scientismo, che significa fede soltanto nella scienza, ma mi meraviglia, mi incanta il progresso della scienza. Lo stesso fatto che ora sto parlando attraverso uno strumento semplice e qualcuno un domani potrà vedere ed ascoltare la mia voce è già una grande conquista. Immagino come sarebbe stato bello se questi strumenti ci fossero stati al tempo di Gesù Cristo: avremmo potuto vedere il suo volto, ascoltare la sua voce.

Ritorno allora a questi sofferenti, a questi uomini che soffrono, per tante malattie, piccole o grandi che siano. Ripenso anche alla storia di quei signori che non riescono più a vivere, che vorrebbero che fossero staccati dal loro corpo tutti gli strumenti che li tengono in vita. Perché c’è questo ultimo giorno quando ci sarà la conclusione di una vita, ma ci sarà la ripresa di un’esistenza.

Ma vorrei ritornare a ripensare a questo ammalato, a questi ammalati colpiti da SLA…e a pensare alla scienza che è stata capace di introdurre questi strumenti che consentono di dialogare attraverso soltanto uno sguardo.

Mi fa pensare anche che le comunicazioni più belle sono veramente quelle che avvengono attraverso gli sguardi: persino le persone che si amano si incontrano con gli sguardi. Tante volte le parole sono bugiarde, gli sguardi invece no.
Si può anche fingere qualche volta con lo sguardo, ma è difficile. È difficile perché attraverso lo sguardo si intuiscono tante cose, si intuisce se uno sguardo è sincero o se è ipocrita, più che del sorriso, più che delle labbra.

E allora plaudo a questi uomini, gli scienzati, a questi tecnici, che stanno dedicando la loro vita per scoprire i mezzi di comunicazione.

Già, il dialogo. Quello che manca nella vita invece è il dialogo.

Perché è da pensare che il dialogo non esiste, per esempio non esiste tra i politici che litigano spesso; non esiste nelle famiglie, tante volte si parla di rotture delle famiglie, marito e moglie che non vanno più d’accordo, i figli che dialogano con i genitori.

Manca il dialogo. Vorrei fare una proposta: riscopriamolo….un computer che ci faccia dialogare forse anche con un solo sguardo ma che sia capace di costruire armonia, pace, serenità, gioia, in tutto il mondo.

Io non sarò mai capace di inventare un computer e di applicarlo magari nel cervello degli uomini, ma sarebbe tanto bello se il nostro cervello diventasse trasmettitore di armonia, di pace, magari anche attraverso un semplice sguardo.

Non vi sembra che questo potrebbe essere anche un preludio di Risurrezione? Senza aspettare l’ultimo giorno, quando una Forza potente, un Dio potente ci ridarà la vita, o trasformerà la nostra vita?

Aspettiamo che qualcuno dialoghi, riesca a trasformare la nostra vita in novità di esistenza nuova. Auguri.

Potrebbe interessarti