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Fate quello che dicono
non fate quello che fanno,
così disse Gesù

 

Il sussidio liturgico pastorale per la Quaresima 2011 a cura di Giuseppe Turani edito dalla editrice San Paolo, riporta il titolo “Cristo, mia speranza, è risorto” a commento del cammino della Prima Domenica di Quaresima nella parte che riguarda il testimoniare Cristo. Dopo la parte dell’annunciare e del celebrare Cristo riporta un testo di don Tonino Bello ripreso da Nichi Vendola che se ne serve per ipotizzare una lettera scritta da lui al Vescovo di cui molti parlano elogiando la dottrina e la testimonianza di vita cristiana.

Don Michele Cipriani, sacerdote pugliese scrive:

“Mi stupisce questo scandalo: il buono e il bello re
stano tali per se stessi, da qualunque parte vengano; la coerenza avvalora ma non inficia il messaggio.
Un’asina, continua sempre Michele Cipriani, rivelò la perfidia del suo padrone Balaam e lo convertì; i capi religiosi e i professori della Legge avrebbero saputo con certezza e da subito l’identità di Gesù, Dio in persona, se avessero ascoltato il diavolo che l’ha testimoniato più volte e pubblicamente.

Che se poi è una lettera a don Tonino e in bello stile, non c’è proprio di che dire!
“Io amo la Chiesa, quando sa accogliere”, dice Nichi esprimendo la sua sorpresa nel ritrovarsi predicatore. Sommessamente, vorrei ricordare la lezione di don Mazzolari: l’amore più grande per la Chiesa è l’accettare di soffrire dalla Chiesa. Cristo sa come e quando aggiustare le cose, servendosi anche della Chiesa”.

Rinnoviamo la nostra stima verso don Tonino Bello. Non intendiamo esprimerci su Nichi Vendola tenuta presente la sua idealità politica tendente alla estrema sinistra. Ci stupiamo della scelta di don Giuseppe Turani che nel sussidio “Cristo, mia speranza, è risorto” riporta, alla pagina 15, lo scritto di Nichi Vendola quasi alla pari della richiamata, a piè di pagina, sapienza dei Padri. Non comprendiamo il testo riportato e riferito a Bessarione, un padre del deserto: “Capitati in una chiesa durante una predica, gli toccò sentire il presbitero scacciare un peccatore, giudicato indegno di stare tra la gente per bene”. Giuseppe Turani commenta: “Bessarione non mosse ciglio, si alzò e uscì con lui dicendo: anch’io sono un peccatore”.

Viene da chiedersi se esistono uomini che davanti al Cristo, e nella Chiesa riconoscano di essere peccatori. Sarà vero che chi ama la Chiesa e chi afferma di essere cristiano deve innanzitutto convertirsi.

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