Vivere In
una presenza innovatrice
Sono passati quasi cinquantanni da quando per la prima volta è balenata lidea di Vivere In. Rimaneva senza una conclusione quellappellativo e molti dicevano che non aveva senso. A cinquantanni di distanza ci rendiamo conto della sua validità, maggiormente evidenziata dal discorso del giorno 4 febbraio 2007 tenuto da Benedetto XVI ai partecipanti alla Conferenza Mondiale degli Istituti Secolari presso il Vaticano.
VIVERE IN non è un Istituto Secolare ma un Movimento di Spiritualità che gode, già da anni, della approvazione pontificia. Ma VIVERE IN ci sembra una novità perenne di vita in forza di quella frase ellittica che apparentemente potrebbe risuonare senza un significato mentre contiene nella sua dinamica il vortice dellellissi che travolge la vita del mondo intero.
Il primo valore dellAssociazione è quello di proiettarsi verso lInfinito. È questo lambito del Vivere. Se non si determina dove vivere è chiaro che ci si riferisce alluniverso intero e, con maggiore attenzione, a tutto il mondo dove gli uomini vivono, soffrono, lavorano, amano e, a volte barbaramente, si uccidono. È nel mondo che si deve vivere con una qualità particolare che deve essere positività assoluta nella convinzione che il male non è un ente preesistente ma una realtà prodotta scioccamente e stupidamente o, a volte, irresponsabilmente dagli uomini.
VIVERE IN vuole farsi diffusore di mentalità impregnata di positività assoluta perché convinto della bontà e bellezza universale, quella bellezza e bontà che diventano appellativo proprio di Dio e che si esplicano e si manifestano proprio in Colui che è per natura sommo bene, somma bellezza, somma armonia, infinito amore.
Benedetto XVI parlando ai membri degli Istituti secolari ha detto loro, collegandosi con la dottrina evangelica, che sono come lievito di santità da gettare a piene mani nei solchi della storia. Straordinaria immagine: seminare nei solchi della storia!
La santità, per noi, non è un concetto astratto o una dimensione impregnata di spiritualismo vago e inconsistente. La santità è la chiarezza e trasparenza di vita che elimina dal cuore e dalla mente delluomo quella parte di negatività che spesso riappare e tenta di soffocare o affossare il bene presente.
A questa dimensione non vengono chiamati soltanto i consacrati in una forma di particolare donazione a Dio. È dimensione, proposta, ideale per tutti gli uomini anche perché nellanimo di ogni uomo è insito il desiderio della felicità e del benessere. Fai allaltro tutto quello che vorresti sia fatto a te e non fare allaltro quello che non vorresti sia fatto a te.
Prerogativa assoluta di VIVERE IN è quella del credere, volere, coltivare, attuare il dialogo che mette in comunicazione anche gli esseri più lontani ed inavvicinabili. Cosa possibile se il dialogo diventa strumento di incontro e di verifica che deve passare attraverso le vie della giustizia e della verità che non sono appannaggio di qualcuno ma dimensioni immense a portata di mano di tutti.
È ben chiaro che per VIVERE IN è necessario innanzitutto amare la vita e quindi vivere, far vivere ed opporsi a tutto quello che significa morte soprattutto quando questa non è la conclusione naturale di una esistenza ma una provocazione che sfocia anche nella soppressione. Quando qualcuno uccide non si rende conto che uccide parte di se stesso. Quando uno si uccide toglie arbitrariamente allaltro una parte del diritto di cui laltro gode in forza dellunità dellessere umano.
La vita, per VIVERE IN, è il bene sommo e nessuno può arrogarsi il diritto di sopprimerla e di subordinarla ai proprio comodi. È inaccettabile un legislatore che permetta di morire o di uccidere. È infame quella persona che sopprime un impotente o un debole o un ammalato. È un criminale colui che uccide un essere ancora racchiuso nel ventre di una donna. Chiunque permette o favorisce o, peggio, compie simili azioni non merita lappellativo di uomo. Ma anche con simili uomini VIVERE IN vorrebbe dialogare non per cedere ma per illuminare. È per questo che VIVERE IN significa sguardo, attenzione, considerazione, stima, amore verso il mondo intero per favorire il progresso nella convivialità che vede accomunati tutti gli uomini in quel banchetto dove ci si sfama senza abbuffarsi e senza avvelenarsi ma aprendosi alla vita in un mondo che è pienezza di meraviglia. Per questo VIVERE IN vuole raggiungere la folla, le masse, i singoli uomini ad iniziare dai più poveri che sono i veramente ricchi.
Nicola Giordano