Le strane leggi
di famiglia
È usanza, ma non sappiamo quanto sia legge, che nel caso di divorzio le mogli godano di maggiori agevolazioni rispetto ai mariti. È diventata usanza, approvata anche da legislatori, che la moglie gode anche dei beni del marito, come ad esempio, della abitazione propria.
Ci auguriamo di essere erroneamente informati anche per continuare a credere in una istituzione fondata sulla reale e completa comunione di ogni bene. Rinunzieremmo ad ogni critica e protesta se le notizie comunicateci fossero erronee o infondate.
Ci soffermiamo a riflettere su alcune realtà di cui si parla continuamente e che vanno diventando nuovo costume di vita a livello mondiale e, tristemente, anche in Nazioni definite cristiane. Ci schieriamo, e potrebbe sembrare un paradosso, come lo è nella nostra mente e in conformità ai principi etici nei quali crediamo, dalla parte degli uomini per invitarli ed esortarli a non contrarre il matrimonio. Tutto sommato, la maggiore convenienza appare la unione di fatto. Se dovessimo parlare del matrimonio cristiano saremmo ancora più categorici e inviteremmo la Chiesa istituzionale a rivedere la sua stessa legislazione.
Abbiamo parlato per assurdo. Noi crediamo che il Matrimonio è un sacramento. Ed abbiamo del Matrimonio la considerazione che riversiamo su tutti i Sacramenti in quanto opera voluta da Dio e ricca dei particolari doni di grazia. Il Sacramento non è un atto che si compie in un solo momento ma è una realtà umano-divina che entra nella vita dei contraenti.
Cosa assurda, per noi, è riconoscere alle coppie omosessuali i diritti che la legge dello Stato riconosce ai tradizionali cui la stessa società civile ha dato un riconoscimento di stabilità oltre che di singolare dignità. Nel futuro della vita civile, come si intravede dalla consuetudine ormai molto diffusa in molti Paesi, la convivenza di fatto sta diventando la prassi più comoda e più ricercata.
Quale stabilità anche giuridica può offrire il principio della convivenza? La dottrina cristiana afferma: Nessuno separi quello che Dio ha congiunto. Noi riteniamo di dover affermare ed esortare le coppie a vivere la singolarità della istituzione matrimoniale che ha come fine essenziale la comunione inscindibile che si esplica nellatto stesso di amore che, di per sé, è fonte di espansione vitale. Ogni persona gode di determinati diritti ma deve farsi carico di determinati doveri. Il diritto ad amare comporta il dovere di sapere amare in tutte le sue espansioni di natura umana, civile, spirituale.
(da Vivere In, anno XXXVI - n. 6)