LIBERI: MA COME?
Potrà luomo liberare luomo?
Storia e retorica suggeriscono scetticismo. Abbiamo visto liberare gli schiavi; ma vediamo ancora schiavizzare i liberi.
Come luomo pensa di liberare luomo? Nella dimensione spazio-tempo sono impegnate ed operano la politica, il diritto, le scienze, le tecniche e tutte le culture. Innegabilmente hanno il loro valore e offrono il loro contributo alla promozione umana. Ma manifestano anche la loro insufficienza, sia per la immanente tendenza alla involuzione, sia per i limiti intrinseci e la frequente conflittualità.
Finora nessuna trasformazione sociale, nessuna rivoluzione politica, culturale, economica ha apportato la promessa e auspicata liberazione totale, universale e permanente. Le ideologie più impegnate, con le loro analisi della storia e della società hanno indicato e diagnosticato mali reali e indicato reali problemi; ma sul piano operativo si sono rivelate sempre insufficienti, non raramente erronee e dannose. Strumentalizzate dalla tentazione del potere sono divenute anche manipolatorie ed oppressive. Anche il potere pubblico, quando non manifesta tendenze oppressive, si rivela talvolta assente e rinunciatario nella sua funzione di promozione dei valori e di tutela dei diritti e della libertà della persona umana.
La cultura, o le culture, teorizzano e proclamano la liberazione delluomo; ma alcune delluomo professano concezioni degradanti.
Per liberarsi talvolta luomo si droga (in diversa maniera), o si tuffa nel nichilismo. Ma questa è depersonalizzazione, autodistruzione, non liberazione.
Lesistenza si libera solo dandole il suo vero senso e la sua dimensione.
La molteplicità di cose oppressive porta alla ricerca di molteplici liberazioni categoriali, ma quando luomo riuscisse a liberarsi dalla miseria, dalla fame, dalle malattie, da ogni oppressione politica e da ogni sfruttamento economico, ed ottenesse la piena affermazione dei suoi diritti e della sua dignità, sarebbe libero totalmente in tutta la sua dimensione ontica?
Occorre una liberazione che trascenda la sua razionalità e la sfera delle politiche settoriali e categoriali, perché sulluomo pesa la creaturalità e, in più, una ingente ipoteca accesa dalla interminabile serie dei suoi fallimenti.
Gli occorre una liberazione che raggiunga la profondità del suo spirito, la totalità del suo essere, e che lo riconduca a quel limite in cui il mistero della creatura si inserisce nel mistero del Creatore. Questa liberazione fondamentale non sarà mai possibile senza la indicazione teologica.
Giovanni Nuzzo
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