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Torniamo
su Eluana

Le risonanze ed i commenti, fortunatamente, non cessano. Non cessano gli scontri tra intellettuali, medici, politici e religiosi. Ci sta bene. Anche noi, la cosiddetta «voce nel deserto», continuiamo ad ascoltare e ad osservare. Di più non possiamo dire o fare.
Il problema si riduce ad un fatto essenziale: qualcuno vuole porre fine alla sua esistenza ma nessuno vuole assumersi, in prima persona, la responsabilità di farlo. È proibito per legge uccidere ed è anche proibito uccidersi. Anche la Chiesa, madre di misericordia, non facilmente annovera tra i suoi figli gli omicidi e i suicidi. È come dire che si vuole diventare giusti e santi ma facendo ricadere delle responsabilità su altri. Tutte le colpe, infatti, vengono sempre attribuite agli altri e ciascuno si crede saggio ed innocente.
Apadre di Eluana, che da tempo esprime ed aspetta che qualcuno autorizzi l’atto estremo, suggeriamo di compiere direttamente e sotto la propria responsabilità il gesto che invoca. Lo faccia se crede che sia una cosa buona e lecita e lo faccia se è veramente mosso da amore verso la figlia. Poi, a fatto compiuto, se ne assuma le responsabilità come un giorno si è assunto la responsabilità di dichiararsi, come lo è, il padre di quella persona che ha voluto che nascesse, e fu un atto di amore, mentre ora vuole che muoia, come presunto atto di amore. A questo suo secondo ventilato atto di amore noi non crediamo e non sapremo mai riconoscere come atto giusto e saggio ogni eventuale decisione di giudici o di politici che dovessero ritenere di poter autorizzare la sospensione di quelle cure che continuano a tenere in vita Eluana.
Per Eluana noi ci rattristiamo perché neppure gli animalisti, che si preoccupano di salvare un gatto caduto in un pozzo, si preoccupano di salvare lei dalla probabile condanna del padre, dei giudici e dei politici.


(da “Vivere In”, anno XXXVI - n. 6)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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