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 La nostra attesa

« Mentre si attende bisogna avere:
gli occhi acuti per vedere da lontano,
come sentinella sul monte
la mente sveglia per comprendere,
come servo attento e diligente
il cuore attento per ascoltare i battiti,
correre ad aprire, accogliere per amare
e riposare nell’abbraccio ».

Basterà anche un piccolo suono, una voce fievole, un tenue annunzio per farci destare dal sonno e metterci in cammino.
“Temo il Signore che passa”. “Ecco io sto alla porta e busso”. “E noi verremo da lui e stabiliremo la nostra dimora in lui”.
“A quanti l’accolsero dette il potere di diventare figli di Dio”.

La stella dei Magi, ai loro occhi, era piccolissima ma in se stessa non era piccola. Così anche per noi.
Tante piccolissime stelle, tante fugacissime luci si sono accese lungo il nostro cammino.
Mentre si accendevano le credevamo piccole o insignificanti o, addirittura, inutili. Poi abbiamo cominciato a guardarle e ad innamorarci di ciascuna di esse.

 Anche oggi, la voce di Dio potrebbe risultare piccolissima o lontanissima. Ma è sempre viva, penetrante, profonda, lacerante. Scende nell’intimo e nell’intimo affonda le sue radici. Non si può camminare senza avere degli stabili punti di appoggio!

Dobbiamo verificare la nostra sollecitudine ed attenzione nella risposta a Colui che viene e ci chiama e ci invita...
Dobbiamo rinverdire le nostre speranze.
Dobbiamo riaccendere il fuoco del nostro amore spento.
Dobbiamo infondere coraggio al nostro e all’altrui cuore sfiduciato!

Mettiamoci in cammino.

Come Maria.

Col passo svelto ed attento. Con la mente ben desta per capire i suoi desideri, scoprire le sue orme, ricalcare i suoi passi.
Egli ci precede tenendoci per mano o, anche, caricandoci sulle sue spalle.

Le virtù che noi dobbiamo possedere sono principalmente:

– un sano equilibrio mentale: “Saper discernere il bene dal male lontano dai propri interessi”;
– un senso di moderazione: “Tutto è buono ma non tutto è lecito”;
– una condotta serena e gioiosa, frutto di grazia umana e divina;
– un compassato giudizio su se stessi onde evitare tutti gli opposti (esaltazione e depressione);
– un’ottica fondata sull’ottimismo e sulla fiducia in senso generale (verso tutti, in ogni cosa);
– una costante capacità oblativa suggerita ed alimentata da amore puro (farsi sempre dono).

Ci sono, poi, le virtù tipiche del rapportarsi e valutarsi in Dio sempre, sì che egli sia il Primo, Unico,  il Tutto,  il Sempre.
È questa, infatti, la somma saggezza. Significa: avere un esatto metro di valutazione per non sbagliarsi e, nello stesso tempo, avere un obiettivo chiaro da raggiungere. Obiettivo sublime e veramente degno di ogni stima.

Rapportarsi a Dio significa innanzitutto il vivere solamente per lui ben stabili nella centralità immarcescibile della vita. Quando infatti tutto tramonta o può tramontare solo la stabilità in Dio ci offre sicurezza e tranquillità. Occorre avere il chiaro punto di riferimento.

Rapportarsi e stabilirsi in Dio significa raggiungere la autentica rassomiglianza con lui nelle opere. Le vaghe promesse, come i giuramenti di amore e le tante professioni di fedeltà non riescono a commuovere il suo cuore.
Dio è vita, non parole.
Esige la testimonianza della vita, non quella delle parole! Sarà sempre difficile giungere ad una stabilità di sentimenti, ma la volontà e la libertà non devono deflettere.
Dio ci insegna che dobbiamo radicarci in lui con il cuore: “Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la mente, con tutte le forze”. La totalità di cui si parla deve essere anzitutto totalità di convinzioni e di propositi.

È sempre la mente che può e deve muovere il cuore.

don  Nicola Giordano

 

 

 

 

 


 

 

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