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Prodi, ora sì, dovrebbe dimettersi!

        Come premessa fondamentale dichiariamo, se ce ne fosse bisogno, che ci sentiamo in dovere di intervenire nel dibattito politico senza però identificarci con un partito. Più che di dibattito politico, infatti, ci occupiamo di dibattito etico da cui la politica non può e non deve prescindere. Seguiamo una nostra logica di pensiero. Ci esprimiamo con la libertà e non in forza di scelte particolari.

Non crediamo che sia soltanto conveniente che Prodi si dimetta. Non pensiamo che sia soltanto giusto. Crediamo che sia doveroso. Non andremo a ricercare motivazioni di carattere economico. È facile, infatti, lasciare diffondere la notizia che sono aumentati i posti di lavoro mentre non si ha il coraggio di sottolineare che i “nuovi occupati” sono in gran parte gli emigrati e non gli italiani. È facile dire che i conti pubblici sono in progresso quando non si ha il coraggio di rivelare che molte piccole imprese si stanno chiudendo. È facile elogiare l’incremento dei rapporti commerciali con altre Nazioni e particolarmente con la Cina mentre, per fermare il commercio dei falsi prodotti immessi sul mercato si suggerisce agli imprenditori italiani di abbassare il prezzo dei veri prodotti italiani. Suggerimenti indecorosi e stupidi!

Non riteniamo che si debba dimettere per la divisone interna della sua coalizione. Non vorremmo neppure conoscere o indagare sulle sue vicende personali e sui legami che ha stretto con i suoi alleati di governo. Tutte queste motivazioni per suggerirgli di dimettersi, che per noi potrebbero essere giuste, certamente non saranno giudicate allo stesso modo dall’interessato. Glielo concediamo. Siamo certi che i suoi “compagni” di governo, tutti compresi, hanno sottoscritto il buon contratto di spartizione della torta. Arrivati al Governo affamati, dopo cinque anni di magra, è chiaro che dovranno difendere la torta che, comunque, suscita sempre grande appetito a destra e a sinistra. Vorremmo anche capire chi dall’estero finanzia la politica prodiana.

Non riteniamo che debba dimettersi per l’insorgenza dei gruppi terroristici in Italia. È il caso di ricordare il proverbio “talis pater talis filius”. Al governo, anche su poltrone di grande prestigio, siedono uomini che non fanno più misteri nel dichiarare la appartenenza a partiti cresciuti nella dittatura più oscura di tutti i tempi. Finalmente stanno dichiarando, tardivamente, che erano finanziati dalla madre Russia. Non riteniamo che dovrebbe dimettersi per coerenza etica, riconducibile, a quanto pare ad una formazione cristiana di antica data dal momento che la sua ascesi politica fu favorita, inizialmente, da famosi uomini di Chiesa, che al momento presente lo bacchettano in forma sempre zuccherata. A taluni onorevoli del suo governo manca soltanto il titolo di “santità” dal momento che continuano a definirsi “cattolici” ma opponendosi alle indicazioni date autorevolmente da chi ne è capace e ne ha il diritto.

Riteniamo che il Presidente Romano Prodi debba dimettersi subito per il modo con cui ha gestito la vicenda del giornalista italiano liberato dai talebani. Prodi, come Capo del Governo italiano, ha favorito la liberazione di violenti criminali terroristi per potersi coronare di gloria ed è andato perfino all’aeroporto ad accogliere il “liberato”, riscattato a “caro prezzo”. Poco ci manca che non lo propongano come eroe nazionale. La solita stampa italiana ci sta propinando interminabili servizi per difendere, elogiare, esaltare l’eroe liberato mentre tace su tanti altri poveretti ammazzati o in mano dei terroristi. Abbiamo motivi per credere e temere che i terroristi, sia italiani che stranieri, avranno motivi validi per pretendere un costo maggiore per recedere dai loro intenti. Prodi e i suoi onorevoli ministri ci hanno sottoposto a maggiore rischio terroristico.

Non dica, d’accordo con i suoi compagni di Governo, che bisognava salvare la vita di un prigioniero. La vita è preziosa per tutti. Ma bisogna pur rendere inefficaci coloro che della lotta armata hanno fatto il loro credo e la loro unica arma. La lotta contro il terrorismo dovrebbe essere uno dei principali impegni di uno Stato democratico. In questo momento Romano Prodi, Presidente del Consiglio italiano, ha dato prova di essere stato succube delle pretese terroristiche. Se ha salvato una vita gli diciamo bravo, ma dal momento che ha lasciato una irreparabile ferita nel concetto di libertà e giustizia, che sono leggi fondamentali per una democrazia, riteniamo che sia giusto che si dimetta.

R.B

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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