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A RISCHIO DI   TERRORISMO

Fra le ultime notizie di cronaca si è dato molto risalto al fenomeno del terrorismo. Ci si è affannati nel fare delle analisi e nel cercare di scoprirne i responsabili. La realtà del terrorismo, è stato detto da più parti, è sempre minacciosa ed attuale e “non bisogna abbassare la guardia”. Chi ha vivo il ricordo degli “anni di piombo” sa certamente che le stesse parole venivano ripetute in quell’epoca.

Per noi il terrorismo è pari al marcio di una bella mela o al cancro nascosto che neppure la chemio più forte riesce a debellare. Saggiamente si dice che occorre applicare costantemente il metodo preventivo e che il male bisogna estirparlo alle radici. Si dice. Lo si predica. Lo si dichiara ad alta voce. Si fanno progetti. Poi, tutto ritorna come prima. Come ad esempio per la vicenda degli Stadi. È ben vero che gli Stadi vuoti sono dei mostri inconcepibili ma, intanto, è pur vero che la violenza negli stadi è determinata dai grossi affari che lo sport produce e dalle delusioni che i tifosi paganti riportano a casa. Per la tifoseria un atleta che non vince è da condannare e un atleta che vince è da eliminare.
Così ed ancor peggio è la politica.

L'on. Romano Prodi, Presidente del Consiglio, si è dimesso per essere stato posto in minoranza. La notizia sa dell’incredibile. Aveva detto più volte che la sua coalizione avrebbe ben retto e governato. I vari ministri erano ricorsi a vari stratagemmi politici pur di continuare a governare. Ma una volta messo in minoranza il Professore Prodi si è dimesso.

Non vogliamo esprimere un giudizio in merito. Vogliamo dire che in questo modo la vita politica ha dato e dà tutta l’impressione, e non soltanto questa, di essere pari al terrorismo. Certamente è un terrorismo dalla facciata pulita, ma è un terrorismo. Chi arriva al posto d’onore non vuole cedere e chi non è ancora arrivato è disposto a tutto pur di arrivarci.

Certamente tra tutti gli uomini politici italiani ci saranno molti che meritano stima per diversi motivi. Ma rimane pur sempre vero che ogni singolo onorevole sarà un uomo eccellente ma tutti insieme sono una autentica pestilenza. La prima difficoltà, infatti, sta nel fatto che la poltrona fa comodo. La sedia di casa, come quella dell’ufficio, o del negozietto di provincia, non offre garanzia.

Appena dimessosi ecco che l’On. ex Presidente del Consiglio corre ai ripari e presenta una bozza di nuovo programma. È un ultimatum ai suoi ex. O tutti d’accordo o tutti a casa. E tutti gli ex alleati, pur di non andare a casa, pare che abbiano firmato il nuovo accordo. Sarà certamente valido ma non si sa per quanto tempo perché comunque il bel mobile era ed è tutto tarlato. Non ci sarà bisogno del terrorismo violento per dare la spallata, basterà anche un semplice starnuto di qualche ministro o segretario di partito o sottosegretario o ultimo galoppino perché la crisi si ripresenterà dal momento che non c’è una maggioranza stabile. La fragilità, infatti, non sta nella somma dei numeri ma nella carenza di sagge identità di vedute. Ed il terrorismo sta proprio in questo. La dissonanza, la discordia, la lotta sta nella diversità delle idee quando tutti rivendicano il loro modo di intendere e di volere. È terrorismo!

La divergenza delle idee tocca argomenti molto importanti. Ma, intanto, l’On. Prodi ha messo a segno due grandi risultati: il viaggio in Cina ed il viaggio in India. E proprio dall’India aveva detto che “se non si guarda oltre il proprio ombelico si resta tagliati fuori”. Qualche maligno ha anche detto che sia in Cina come in India ha messo a segno ottimi obiettivi rinsaldando quelli che già si era guadagnato a suo tempo. Ormai, in Italia, tutto va bene. Anche la Fiat, poco tempo fa agonizzante, ora va bene. L’illustre Montezemolo, l’industriale dei “miracoli d’oro” fu presente in Cina e lo è stato anche in India. Si sa bene che lì la manodopera costa poco ed incide meno che in Italia dove, invece, i sindacati hanno favorito la guerra dei diritti a discapito dei doveri.

Noi non inneggiamo né a Prodi né a Berlusconi. Vorremmo soltanto far crescere da un lato la richiesta di tutti gli italiani che sono stanchi di andare a letto la sera per aver lottato a favore o contro i Pacs. Svegliarsi, poi, al mattino pronti a dire DICO perché così ha voluto una onorevole sedicente “cattolica”. In questo momento non si sa bene se si dirà Pacs o Dico. Non si sa bene se si deve essere amici o nemici degli americani. Non si sa se Bertinotti abbia deciso di approvare o condannare il Governo o la manifestazione di Vicenza. È certa una cosa: tanti politici non rinnegheranno mai le loro idee, i loro presupposti, le loro convinzioni, le loro definizioni, le loro mire egemoniche. Siamo tutti a rischio di terrorismo.

N.G.

 

 

 

 

 

 

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