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Settimana Santa 2012

L’ABITO DELLA PUREZZA

Il cammino quaresimale volge al suo termine. La conclusione coinciderà con un successo, un trionfo, una gloria. Sarà la conclusione del cammino del Figlio di Dio venuto sulla terra per sposare l’umanità e assicurarle l’ingresso nella casa del Padre. Il pellegrinaggio della vita umana di solito termina con il concludersi di una vicenda che non lascia segni imperituri. La conclusione del tempo quaresimale segna la conclusione della vita di Gesù, l’Uomo Dio crocifisso per amore indelebile, indistruttibile, inizio di una nuova vita.

L’ultima settimana richiede una maggiore concentrazione e una più profonda partecipazione. Non sono consentite distrazioni, trascuratezze, superficialità. Vogliamo prepararci ad entrare nel nuovo giorno, quello che preludia le nozze del Logos divino con ogni singolo uomo. Nei testi sacri si parla di un banchetto di nozze a cui sono invitati tutti gli uomini, i buoni ed i cattivi. Siamo giunti al momento culminante. Le nozze celebrate da Gesù si sono compiute da moltissimi anni ma si ripetono non come un rito o come un semplice ricordo ma come il perpetuare più vivo di una storia che tocca ciascun uomo dal più piccolo al più grande. Il convito nuziale viene celebrato nel momento in cui, radunati dallo Sposo, gli invitati, seduti a mensa con Lui, mangiano la sua carne e bevono il suo sangue.

L’Agnello è quello voluto dal Padre nel suo progetto di infinito amore. Tutti conosciamo i racconti antichi. Siamo invitati ad attuarli come realtà di nostra vita. È l’Agnello che si lascia immolare senza lamentarsi e che, con la sua immolazione, purifica e vivifica ogni persona. In Lui, Gesù, mangiando le sue carni, ogni uomo comprende il valore della propria esistenza. Gesù, il vero Agnello, aveva detto; “Chi mangia la mia carne vivrà in eterno”.

Crediamo nelle sue promesse. Siamo certi. La nostra vita, la nostra esistenza, già gode del diritto all’eternità che sarà come il “giorno senza fine, la purezza senza inganni, la felicità senza sofferenze”. L’eternità in cui viviamo con Gesù ha un abito luminoso, gioioso, senza ombre e senza sfasature. L’abito di Dio riveste tutta la debolezza umana. È l’abito della purezza, proprio di chi può dire veramente: “Non sono io che vivo è Gesù, il Cristo che vive in me”. Gesù aveva detto: “Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio”.

I particolari di questo abito devono essere quelli che riscontriamo in Gesù:
* un abito intriso e lavato nel suo sangue per essere sempre immacolati come Lui;
* un abito impreziosito dalle sue parole per essere fedeli e docili ai suoi comandi;
* un abito profumato di amore come quello elargitogli dallo Spirito “Amore”;
* un abito con larghe pieghe per amare come Egli ha insegnato ad amare tutti;
* un abito bianchissimo e luminosissimo come il suo volto.

Non basta dirgli: Ti amo. Non bastano i giuramenti. Occorre decisione ferma.
* Cercarlo ad ogni istante e ad ogni angolo di vita;
* Amarlo nutrendosi del suo corpo e bevendo il suo sangue;
* Seguirlo con cuore, mente e corpo totalmente puri;
* Imitarlo nel suo vivere con sincerità, amabilità, grazia.

d. Nicola Giordano



        L’abito della purezza

         What     The dress of purity

        Siège    Le vêtement de la pureté

 

 

 

 

 

 

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