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Lunità della personalità
Non sempre unità e personalità sono elementi conciliabili. Ogni persona, rivendicando e difendendo la sua personalità e identità, presta il fianco allassalto di un concorrente che marcia sulla stessa strada. Le strade del vivere sono spesso molto affollate e non si trova spazio per posteggiare se stessi. Lo spazio personale cui si aspira risulta sempre più angusto delluniverso intero. La gioia non basta, come il denaro e la felicità. La legge dellunità non viene vista come garanzia per favorire la propria personalità, perché personalità, come anche identità, non sono dimensioni cariche di egoismo. La identità personale non è sdoppiabile ma non è il mito adorabile a cui inchinarsi. Quando si apprendono nuove nomine e ci si rende conto dei nuovi incarichi, si è facilmente portati ad esprimere maggiore venerazione verso i nuovi arrivati. Cè sempre la consuetudine del dominus da riverire, osannare, rispettare. Ma il rispetto si deve a tutti e a tutto. È risaputo che le parti di un corpo meritano tutte massima venerazione perché concorrono insieme alla perfezione totale. Nessuna pietra si può sottrarre ad una costruzione. La sostituzione è sempre un fatto innovativo da saper valutare in rapporto al vero benessere. Le nomine di nuovi personaggi nella storia civile, sociale, politica, religiosa, scientifica non sempre avvengono per meriti. A volte domina il clientelismo, il nepotismo e perfino la mafia con tutte le sottospecie e le diramazioni. Manca la mentalità dellunità a cui tutti sono chiamati dalla legge di natura e, quindi, manca la mentalità del servizio che è premessa di unità. Allaffermazione del conosci te stesso e sii te stesso occorrerebbe aggiungere la realtà sublime insegnata dalla Sapienza che il più ricco deve salvare il più povero. Il clientelismo ed i favoritismi sono i rischi che attentano e distruggono le identità soprattutto degli uomini grandi. Chi vuol essere il primo, sta scritto, si faccia lultimo e il vero padrone di casa dimostri di saper servire lultimo del quale egli ha bisogno per favorire la propria identità.
(Vivere In, n. 5/2010)
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