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Se la platea si arrabbia
Quando si decide di parlare non bisogna più tacere. La omissione potrebbe significare viltà o pusillanimità. La pazienza potrebbe apparire come debolezza. La tolleranza potrebbe essere intesa come infingardaggine o stoltezza.
Nel parlare e nellagire non ci muove lira ma la consapevolezza che, come cittadini e ancor più come cristiani, non possiamo e soprattutto non dobbiamo tacere quando lidiozia sale in cattedra e limmoralità infesta laria.
Non parliamo per litigare. La lite, lo schiamazzo, i cortei mascherati e offensivi sono la prova più evidente della inciviltà. Chi non sa parlare, bestemmia. Chi non sa vivere, uccide. Chi non sa ragionare, offende. Chi si comporta da scostumato evidenzia tutto il substrato di belluinità. Ad un asino non si può chiedere che sappia intonare una canzone. Ad un cane non si può chiedere che non sappia addentare. Ad una certa sinistra, come è oggi in Italia, non si può chiedere che cambi linguaggio e che non sia più aggressiva, spavalda, minacciosa, insolente, scostumata, terrorista. Certuni hanno cambiato il pelo, come si dice nel proverbio, ma il vizio sta nella loro natura.
Dobbiamo purtroppo ammettere, a nostro danno, che laria che respiriamo diventa sempre più irrespirabile. Il fetore si diffonde a largo raggio e le proposte avanzate ed i modi di vivere presentati hanno raggiunto toni e misure insopportabili.
Siamo pienamente daccordo che ogni individuo gode della libertà di pensiero, di parola e di azione. Ma ogni forma di vita civile si dà delle leggi anche per sopravvivere in maniera equilibrata. Chi viola la legge del ben vivere viene giudicato ed anche condannato soprattutto se il suo modo di vivere nuoce ad altri. Chi, ad esempio, mentre è al volante della sua macchina viaggia sulla sinistra, anche se non causa un danno, commette una infrazione. È punibile. Cè un limite ed una misura in tutte le cose. La legge serve per tutelare e proteggere quanti non sono arroganti o mafiosi o terroristi o immorali.
Non andremo a chiedere allo Stato che faccia delle leggi per difendere le nostre idee. Ciascuno può essere libero di pensare ed agire come crede. Chiediamo allo Stato che faccia delle leggi che moderino il vivere civile nel rispetto e nella stima di ogni individuo. Se più individui fondano una società mafiosa o incivile o immorale non possiamo accettare che lo Stato si ponga a difesa di tale società. Lo Stato che difenda i mafiosi è mafioso, Lo Stato che tolleri la immoralità è immorale. Lo Stato che difenda omosessuali e lesbiche è uno Stato pervertito. Non si equivochi sui concetti e non si chiami in causa il protezionismo verso i poveretti!
Oggi le cose non stanno così. Ci sembra che, impunemente, lo Stato sia governato, a quanto pare, da protettori dei mafiosi del disordine e del malcostume e che tali individui sono anche incoraggiati ed autorizzati ad offendere, criticare, insolentire, disprezzare quelli che esprimono idee e convinzioni diverse dalle loro. Il disordine viene chiamato coraggio. La moderazione viene chiamata stoltezza. Il cristianesimo viene identificato come ignoranza e arretratezza. Impunemente i cristiani vengono beffeggiati, calunniati, derisi, condannati. Laccanimento non viene rivolto contro i cosiddetti poveri silenziosi, umili e pazienti, ma contro coloro che non hanno mai tradito la loro identità e coerenza intellettuale con i principi etici derivanti dalla Fonte che è la Sapienza
Se si puliscono le strade dagli escrementi, se vengono condannati i fautori della prostituzione, (stranamente solo quella delle emigrate che stazionano lungo le strade), se si ricercano i corrieri della droga per punirli, perché lo Stato permette che si possa assistere a spettacoli di immoralità offerti da cortei di chiara evidenza oltraggiosa contro il buon costume di privati cittadini? Quando poi a quei cortei aderiscono uomini politici e sindaci di importanti Città come si può pretendere che non ci si debba arrabbiare fortemente e coralmente?.
Chi sporca le strade deve pagare le ammende. Chi inquina laria deve pagare una multa. Lonorevole, il sindaco, lattore, il presentatore, il prete che ci inquinano laria del vivere onesto e civile, se esiste una giustizia, devono essere puniti non dalle leggi dello Stato, in gran parte correo di tali nefandezze, ma dalla coscienza di tutti i cittadini onesti e puliti.
Se poi costoro sono veramente protetti dalle loro leggi interne, e se sono approvati da sedicenti legislatori, non ci resta altro che alzare la voce e gridare contro tutta la immoralità di cui sono strutturati. Quando un attore sbaglia, dalla platea si innalzano i fischi. Ci auguriamo che dalla platea di gente serena si innalzi tutta la condanna chiara e forte. È come dire: offriamo un porcile ai porci, un canile ai cani, una latrina pubblica agli incontinenti. A certa carta stampata, poi, vorremmo ricordare che non sporchino il materiale cartaceo con le loro nefandezze ideologiche. Che peccato! Quella carta non può essere trasformata in rotoloni!
R.B.