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Quarta Settimana di Quaresima 2012

L’ABITO DELLA GIOIA

Il  nostro cammino quaresimale è arrivato alla quarta settimana. Dobbiamo riconoscere che abbiamo già compiuto un buon cammino di avvicinamento al mistero dell’amore di Gesù, il Figlio di Dio nostro Salvatore. Vogliamo intensificare la nostra comunione con Lui per potergli dire: “Voglio stare vicino a Te e diventare intimamente partecipe del tuo mistero d’amore”.

Per questa settimana vogliamo indossare l’Abito della gioia, come a voler riempire la casa del Padre della nostra maggiore intimità con Gesù.

Nessuno si meravigli. Vogliamo comprare ed indossare l’Abito della gioia per andare incontro allo Sposo, Gesù, che sulla croce sposerà l’intera umanità. Parteciperemo al suo banchetto nuziale.

Siamo al quarto appuntamento con Gesù per giungere al connubio totale. Egli, disceso dal cielo, ci ha rivestito dei suoi abiti, ha indossato i nostri, ci consegnerà al Padre come suoi amici e fratelli. Dobbiamo ricercare ed indossare l’Abito della gioia. Siamo consapevoli che è l’abito più prezioso degli altri già indossati. La gioia pura costa molto perché è una virtù sublime ma difficile. Non la si trova in nessun mercato anche perché sta scritto che la gioia che Gesù ci dà è diversa da quella che il mondo ci dà.

Esaminiamo l’abito della gioia indossato da Gesù.
Il primo annunzio lo dettero gli angeli nel giorno della sua nascita. Il profeta Simeone nell’accoglierlo nel Tempio si rallegrò. Ma la infanzia di Gesù fu costellata di sofferenze; la strage degli innocenti, la fuga in Egitto, le tante difficoltà quotidiane. Nel suo nascere non si trovava un posto per Maria, la Madre. Non ci soffermiamo a meditare sui tanti momenti di intenso dolore vissuti da Gesù. Accettò le sofferenze per condurci dal Padre rivestiti dei suoi abiti.  

Apparteniamo a quelle persone di cui Gesù ha detto che si farà festa in cielo per ogni peccatore pentito. Siamo i fratelli umani di quel ricco giovane che aveva consumato le sue ricchezze peccando. Al suo ritorno il Padre fece la grande festa: le danze, l’abito nuovo, l’anello prezioso, l’Agnello sacrificato.

L’Abito della gioia  è l’Abito del Figlio Gesù, ricco, splendente, profumato.


Quali qualità deve avere questo Abito?
Lo chiameremo l’Abito della “intimità profumata” con Gesù,
il “diletto del Padre”.

Umiltà è docilità alla volontà del Padre. Dirgli sempre: “Sono qui per Te, Padre amato”.
Umiltà è bacio d’amore dato a Gesù, come a Sposo atteso e invocato.
Umiltà è amore materno come quello di Maria e paterno come quello di Giuseppe.
Umiltà è delicatezza premurosa come quella della “Veronica” che va a consolare Gesù.
Umiltà è prontezza nel seguire Gesù con la docilità degli Apostoli.
Umiltà è coraggio come quello di Paolo: “Non sono più io che vivo, è Gesù che vive in me”.

Umiltà è abbraccio cordiale verso tutti i fratelli da ritenere migliori di se stessi.
Umiltà è forza di gentilezza e di donazione a tutti, anche a chi ci fa soffrire.
Umiltà è vita vissuta nel silenzio di intimità amorosa come Gesù nel tabernacolo.
Umiltà è sguardo di gentilezza verso tutti coloro che ci passano accanto.
Umiltà è preghiera silenziosa rivolta al Padre nel momento del dolore.
Umiltà è disponibilità verso coloro che vivono nella miseria.
Umiltà è sorriso sincero verso quanti ci vivono accanto.
Umiltà è ricchezza interiore di chi non parla mai di sé.
Umiltà è abito rilucente di gioia grande, serena, amabile verso tutti.
Umiltà è volto trasfigurato dall’amore puro, generoso, filiale  verso la divina Trinità.

d. Nicola Giordano


    What     The dress of joy

                El vestido de la alegría

        Siège     Le vêtement de la joie

 

 

 

 

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