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UN PROGRAMMA
UNA FESTA
 

Non è difficile incontrarsi con persone sfiduciate o con persone presuntuose. Le cause che portano alla sfiducia possono essere tante. Le più gravi sono quelle che derivano dalle delusioni. Si dice, a volte, che nel rapporto con gli altri, non è bene fidarsi. La presunzione, invece, è quella tremenda malattia che assale chi è troppo convinto di se stesso: sa tutto, giudica tutti, vive nel culto della sua personalità.

Non vorremmo mai cadere nella sfiducia e vorremmo riuscire a convincerci e a convincere qualcuno che la presunzione è quella malattia che danneggia tutta l’esistenza.

Da anni cerchiamo di diffondere un messaggio, semplice e modesto, che potrebbe diventare come la piccola goccia che scava la roccia. È il messaggio-programma della novità del vivere tra uomini e nell’intero universo. È il messaggio dell’ottimismo che va costruito tenacemente, giorno dopo giorno, a dispetto di tutte le avversità.

Arrendersi di fronte ad una avversità significa dare spazio al germe della sfiducia. Non offrire una alternativa giusta significa operare quel distacco che sconfina nell’individualismo esasperato.

Siamo ben consapevoli che il nostro messaggio-programma non è una scoperta moderna. È, invece, patrimonio di una saggezza cosmica, perché a nostro giudizio, l’universo intero è costruito sulla bontà ed è retto dalla sapienza.

Il fondamento dell’esistenza non è il male né, questo, può diventare legge di comportamento. L’ottimista potrebbe anche sembrare un illuso. Per noi è, o dovrebbe essere, una persona che parte dalla convinzione dell’esistenza dell’optimum verso il quale deve indirizzarsi giorno dopo giorno offrendo il suo aiuto a tutti coloro che vivono la stessa esistenza umana.

Ottimismo è, per noi, convinzione, orientamento, assimilazione dell’optimum che è come l’energia che esplode dalla terra, ma che ha sede nella elevazione di menti e cuori saggi ed è propria della stessa forza vitale. Il fiorellino che nasce sulla terra arida è il segno evidente dell’optimum che esiste in natura.

L’ottimismo non deve mai eclissarsi anche perché non è possibile che il bene cambi natura, come non è possibile che un fiore diventi serpente.

Il dramma, invece, avviene nel cuore dell’uomo quando questi soffoca la bontà che è l’elemento costitutivo del suo essere e diventa operatore di ogni forma di negatività come la sfiducia e la presunzione.

Per questo sosteniamo la festa dei contemplativi nel mondo che non sono una razza di illusi, di sciocchi, di irresponsabili né tanto meno di presuntuosi.

La contemplazione di cui parliamo è superamento delle barriere, degli egoismi, delle lotte, delle divisioni. È totale distruzione dell’egoismo, come idolo sovrano di se stessi, degli inganni tramati contro gli altri, delle delusioni lasciate cadere sulla vita di piccoli e grandi, dei soprusi commessi contro chi fosse più debole o più povero.

La festa dei contemplativi non è una festa dei o per i monaci. Non è la festa delle illusioni. Non è la festa degli ignavi, infingardi, abulici operatori. È la festa propria di persone sagge, dinamiche, sincere, oneste.

La festa dei contemplativi è soprattutto e principalmente la festa delle persone che credono in Dio e sanno che, se vivono sulla terra, è per essere interpreti, costruttori, animatori di una vita che deve mirare al compimento delle qualità divine: la giustizia, l’onestà, la sincerità, la pace, l’armonia, l’amore totale, universale, puro, disinteressato.

La festa dei contemplativi non è la festa di un momento. Dovrebbe essere la festa di una mentalità comune, di una nuova realtà sociale, di un modo autentico di vivere in maniera chiara, luminosa che purifichi, rischiari, illumini l’intera esistenza umana. 

La festa dei contemplativi è la festa di persone disposte ad uscire dal proprio tugurio o dalla propria reggia per vivere serenamente, gioiosamente, onestamente. È la festa del superamento e della sconfitta del disfattismo, dell’apatia, della depressione, della sfiducia e, soprattutto, della presunzione egoista. 

È la festa che diventa programma di vita individuale per quanti sentono di dovere uscire da ogni riserva e ristrettezza per andare fuori del proprio piccolo recinto dove c’è sempre qualcuno che aspetta una ventata di bontà e di ottimismo.
 
 

Nicola Giordano

 

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