Lamezia Terme (CZ)| AZZARDO: NON CHIAMIAMOLO GIOCO

Venerdì 10 aprile presso il Liceo Scientifico Galileo Galilei di Lamezia Terme, ha avuto luogo la manifestazione di chiusura del Progetto ” La Vita in gioco” promosso dal Movimento Vivere In, in collaborazione con il SerD, la cooperativa Zarapoti e da quest’anno anche con la Caritas Diocesana guidata da Don Fabio Stanizzo, che ha portato nell’esperienza progettuale, attraverso la presenza della Dott. essa Montuoro il suo carico prezioso di esperienza e di prossimità.

Così come svolto nei trascorsi anni, anche nella corrente annualità, è stato utilizzato come utile strumento didattico la mostra itinerante: Azzardo non chiamatelo gioco, che da molto tempo si sposta lungo il territorio nazionale per sensibilizzare gli utenti di qualsiasi età, circa la pericolosità, ultimamente molto pervasiva, di questa dipendenza e che resterà presso l’istituzione scolastica fino al 17 aprile. Gli alunni/e della classe 3B ad indirizzo ordinario, coadiuvati dalla docente Prof. essa Serafina Cardamone, destinatari della proposta progettuale, hanno accolto l’azione di informazione, dalla viva voce degli addetti ai lavori che si sono avvicendati nel corso di articolati incontri, con l’unico scopo di offrire conoscenza e strumenti diversificati utili a spiegare la natura aleatoria di questo pericolosissimo fenomeno.

Un approccio trasversale che ha portato, la Dott. essa Maria Rita Notaro e il Dott. Ampelio Anfosso a rafforzare nei ragazzi una maggiore consapevolezza sui rischi associati al gioco online e all’uso delle tecnologie, abitudini oramai consolidate negli adolescenti.

Il prosieguo, effettuato con attività laboratoriali, ha portato ad allargare i confini di operatività, attraverso il coinvolgimento di altre classi nella proposta e nella rielaborazione del questionario GAP, attraverso il quale sono emerse, conoscenze, abitudini ed il modo di approcciarsi rispetto al fenomeno.

La fase esperienziale e laboratoriale, ha contribuito a trasformare concetti teorici in competenze pratiche, aumentando il loro coinvolgimento, spesso irrigidito da schemi relazionali non completi e facilitando l’apprendimento attraverso momenti di collaborazione e di coesione. Ai ragazzi è stato offerto uno “spazio sicuro” in cui provare a dare voce ad una problematica così importante, molto presente nelle nostre realtà e che ha dato volto alla manifestazione finale, quale momento di verifica e di confronto.

La dipendenza spesso per molti giovani, nasce dall’esigenza di colmare vuoti emotivi o gestire difficoltà esistenziali. È fondamentale che la comunità educante, comprenda l’alto grado di disistima e di disorientamento che provoca la situazione.

Per questo siamo tutti chiamati a mantenere relazioni profonde, con chiunque si trovi a vivere questa realtà, continuando a tendere la mano, senza giudicare o peggio ancora commiserare. Una piccola luce, molte volte riesce ad illuminare una stanza.

 

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